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giovedì 16 agosto 2012

Svendere i beni pubblici è una scelta suicida e irresponsabile


Se consideriamo che dei circa 2000 miliardi di euro di debito pubblico complessivo dell’Italia solo il 25% concerne le famiglie italiane mentre il 75% è in mano alle banche sia italiane sia straniere, e se consideriamo che lo Stato s’indebita automaticamente per il fatto di non poter emettere moneta ma è costretto ad acquistarla dalle banche private emettendo titoli di debito, perché mai l’Italia dovrebbe svendere il proprio patrimonio immobiliare alle banche per ripagarle di un debito che nasce sotto forma di signoraggio e cresce sotto forma di speculazione?

Prima che il governo Monti proceda a “svendere”, espressione usata recentemente dalla Corte dei Conti sottolineando che solo nel primo trimestre di quest’anno le quotazioni immobiliari sono crollate del 20%, gli italiani hanno il diritto di conoscere la realtà e di esprimersi nel merito prima di ritrovarsi del tutto sia impoveriti sia derubati. Perché non è affatto vero che la strategia volta al contenimento del debito pubblico sia attraverso un livello di tassazione che lo stesso direttore dell’Agenzia delle Entrate Befera ha detto che arriva al 75% (il più alto non solo al mondo ma nella storia dell’umanità!), sia attraverso ciò che eufemisticamente viene definito “dismissione e valorizzazione del patrimonio pubblico” (stimato complessivamente in 300 miliardi il patrimonio immobiliare dello Stato e 350 miliardi quello dei Comuni), con dei ricavi oscillanti tra i 15 e i 20 miliardi all’anno secondo il ministro dell’Economia Grilli, si tradurrà in un miglioramento delle condizioni di vita degli italiani e in un consolidamento dell’economia dell’Italia. Di certo saremo sempre più sottomessi alla dittatura finanziaria che sta letteralmente distruggendo l’economia reale!

Se vogliamo farci un’idea di come si forma il debito pubblico consideriamo quanto è successo nel dicembre 2012 quando la Bce ha regalato 1000 miliardi di euro alle banche italiane, che li hanno reinvestiti in titoli di Stato che fruttano il 6% senza fare nulla e senza destinare nulla alle imprese che stanno sempre più scomparendo. Ma soprattutto con la conseguenza che sulle spalle dei noi cittadini grava un onere in automatico sotto forma di nuove tasse o tagli alla spesa pubblica, per ripagare gli interessi che lo Stato si accolla con le banche. E’ lo strapotere delle banche il problema e non il debito pubblico! Dal 2007 al 2012 le banche europee hanno perso 2000 miliardi di euro di depositi internazionali, la quota delle banche italiane è di 450 miliardi: una perdita pari all’intero debito pubblico italiano!

Ecco perché prima di accelerare nella scelta irresponsabile e suicida di impoverire sempre più i cittadini e sottomettere sempre più l’Italia alla dittatura finanziaria, agli italiani deve essere data la possibilità di conoscere e di esprimersi attraverso un referendum popolare sulla strategia di contenimento del debito pubblico e di ciò che sta a monte, la nostra adozione dell’euro, il vincolo del pareggio di bilancio, l’adesione ai Trattati del Fiscal Compact e del Fondo salva-Stati, a maggior ragione quando questo Parlamento di designati ha scelto di auto-commissariarsi dando una delega in bianco a Napolitano e Monti.

di Magdi Cristiano Allam

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